La buia discesa di Elisabeth Frankenstein di Kiersten White: quando il classico trova finalmente la sua voce femminile
Ci sono personaggi della letteratura classica che esistono solo come sfondo agli eroi maschili.
Elisabeth Lavenza nel Frankenstein di Mary Shelley è uno di questi: presente, nominata, amata da Victor, ma mai davvero protagonista della propria storia.
Kiersten White cambia tutto questo, e lo fa in un modo che non tradisce il testo originale ma lo arricchisce di una prospettiva che avrebbe sempre dovuto esserci.
"La buia discesa di Elisabeth Frankenstein" è uno di quei libri di cui non si sente quasi mai parlare, eppure tra i retelling dei classici merita un posto di tutto rispetto. Ve lo dico subito, così sapete già dove voglio arrivare.
Una narratrice che sopravvive
La voce narrante è Elisabeth stessa, e questa scelta cambia completamente il peso della storia. Attraverso flashback del passato e spaccati del presente, scopriamo chi è davvero questa ragazza prima ancora di incontrare i Frankenstein: una bambina cresciuta nella miseria, abituata a fare i conti con la fame e con condizioni di vita indecenti.
Quando viene accolta nella famiglia, Elisabeth capisce immediatamente le regole non scritte del gioco. Per non tornare mai a quella vita, deve essere perfetta.
Deve conquistarsi fiducia e amore, deve rendersi indispensabile, deve non sbagliare mai. La sua non è devozione romantica cieca: è sopravvivenza. Ed è questa chiave di lettura che rende il personaggio straordinariamente moderno e credibile, nonostante l'ambientazione ottocentesca.
Victor e la portata della pazzia
Il romanzo inizia quando Elisabeth e Justine partono per Ingolstadt in cerca di Victor, che non scrive da mesi. Quando lo trovano, Elisabeth scopre che i suoi studi lo hanno portato molto oltre i confini di quello che chiunque potrebbe definire accettabile. Ma lo protegge. Lo copre. Perché ne va del suo posto in famiglia, perché così ha sempre fatto, e perché non ha ancora capito fino in fondo la portata vera di quello che Victor ha fatto e sta facendo.
Questa progressione è uno dei punti più riusciti del romanzo: la scoperta graduale della pazzia di Victor, filtrata attraverso gli occhi di una donna che cerca di razionalizzare l'irrazionalizzabile, costruisce una tensione lenta e opprimente che tiene incollati alle pagine senza mai esplodere in modo gratuito.
Gothic horror senza eccessi
Una nota importante per chi si avvicina a questo libro preoccupato dai contenuti: non ci sono descrizioni truculente o scene di violenza esplicita. Kiersten White riprende le atmosfere gothic horror del Frankenstein originale senza indugiare nel gore, puntando invece sulla tensione psicologica, sull'orrore sottile, su quella sensazione costante che qualcosa di profondamente sbagliato stia per emergere. È un horror che si sente più che si vede, e funziona benissimo.
Una riscrittura fedele e necessaria
Quello che apprezzo di più di questo romanzo è che non snatura il testo originale di Mary Shelley. Chi ha letto Frankenstein riconoscerà personaggi, atmosfere e snodi narrativi familiari, ma visti attraverso una prospettiva completamente diversa. White non riscrive la storia di Victor: costruisce accanto a quella storia la storia di Elisabeth, dandole un destino tutto suo, una scelta, una voce che nel romanzo originale non aveva mai avuto modo di esprimersi.
Della stessa autrice ho letto anche Lucy Undying, retelling ugualmente interessante, ma questo Frankenstein al femminile è stato per me una lettura ancora più coinvolgente e necessaria.
Perfetto per Summerween e Halloween
Se cercate una lettura a tema per Summerween o per le serate di ottobre, questo è uno di quei titoli che calzano a pennello. Atmosfere gotiche, un classico dell'horror rivisitato, una protagonista che si muove nell'ombra di qualcosa di più grande di lei. Non serve aspettare Halloween per leggerlo, ma se volete un'esperienza di lettura in pieno mood autunnale, segnatevelo adesso.
In conclusione
"La buia discesa di Elisabeth Frankenstein" è un page turner scorrevole e coinvolgente, che si consiglia in particolare a chi ha già letto il Frankenstein originale di Mary Shelley. Non perché sia necessario per capire la trama, ma perché il dialogo tra i due testi arricchisce enormemente l'esperienza di lettura. Se ancora non avete letto il classico di Shelley, quello è un punto di partenza che prima o poi vale assolutamente la pena affrontare.
Un retelling che dà finalmente a Elisabeth quello che le spettava da sempre: una storia sua.

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