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Mexican Gothic Recensione del romanzo gotico di Silvia Moreno‑Garcia

Ci sono libri che arrivano con un’aura particolare, circondati da anni di discussioni, consigli, hype, citazioni, meme, recensioni entusiaste. Mexican Gothic è uno di quelli. Era nella mia lista da tempo, e finalmente è arrivato il momento di leggerlo.

Quello che ho trovato è un romanzo che costruisce la sua atmosfera con lentezza, precisione e una cura quasi cinematografica. Un gotico che non si limita a evocare inquietudine, ma che la fa crescere pagina dopo pagina, fino a diventare parte integrante della storia.

Una villa che respira, un Messico che osserva

Siamo negli anni Cinquanta. Noemí, giovane donna brillante e testarda, viene mandata dal padre a High Place, una villa isolata sulle montagne, dopo aver ricevuto una lettera confusa e inquietante dalla cugina Catalina.

Appena arrivata, Noemí percepisce che qualcosa non va:

  • la casa è buia, silenziosa, soffocante;

  • la famiglia Doyle è rigida, fredda, ossessivamente attenta alle regole;

  • Catalina è pallida, spaventata, convinta che i muri parlino e che la casa sia abitata da presenze.

Noemí cerca una spiegazione razionale, ma High Place non è un luogo che permette di restare razionali a lungo.

La villa è un personaggio. Respira, osserva, trattiene. E più Noemí rimane, più la sua mente si intreccia con ciò che la casa custodisce.

🧬 Eugenetica, segreti e un passato che non vuole morire

Il patriarca dei Doyle, Howard, è uno dei personaggi più disturbanti del romanzo: malato, ossessionato dall’eugenetica, convinto che la sua famiglia rappresenti una linea di sangue superiore da preservare a ogni costo.

Le dicerie del villaggio, inizialmente liquidate come superstizioni, si rivelano tutt’altro che fantasie. I sogni di Noemí diventano sempre più vividi, il sonnambulismo ritorna dopo anni, e la casa sembra guidarla verso frammenti di un passato che non è mai stato sepolto davvero.

La verità che scoprirà è più oscura di quanto immaginasse. E, in mezzo a tutto questo, troverà un alleato inaspettato.

🕯️ Atmosfera: il punto di forza (e il limite)

La Moreno‑Garcia costruisce un’atmosfera opprimente, viscida, claustrofobica, che funziona benissimo. La prima parte è volutamente lenta: ci porta dentro High Place, ci fa respirare la sua aria stantia, ci fa percepire la tensione che cresce sotto la superficie.

Dalla metà in poi, il romanzo accelera. Gli eventi si incastrano, la verità emerge, e il gotico diventa più esplicito.

Eppure, ed è qui che entra il mio voto, nonostante la qualità dell’atmosfera e alcune idee davvero originali, il romanzo non mi ha colpita quanto speravo. Forse per via dell’hype enorme che lo accompagna da anni, forse perché mi aspettavo un impatto più forte sul piano emotivo.

Resta comunque un libro godibile, particolare, ben costruito, che merita di essere letto se amate il gothic horror con un tocco di folklore e una protagonista che non si lascia intimidire.

🖤 In sintesi

  • Atmosfera opprimente e riuscita

  • Personaggi inquietanti e ben delineati

  • Una villa che è un personaggio a sé

  • Prima parte lenta ma funzionale

  • Seconda parte più dinamica

  • Alcune idee originali e disturbanti

  • Un hype difficile da eguagliare

Voto: 3 stelle e ¾

Un gotico moderno che si legge con piacere, che intriga e che regala momenti davvero ben costruiti. Non perfetto, ma sicuramente memorabile.


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Un abbraccio e buona lettura!
Anny 📖🖤

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