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Segreti che sussurriamo alle ombre di Sara Simoni: recensione del gothic fantasy italiano ambientato a Torino

Quando si parla di fantasy gotico italiano, il panorama è ancora relativamente ristretto rispetto alla produzione anglosassone. Per questo quando un'autrice italiana si cimenta con vampiri, Ottocento torinese e tematiche sociali, la curiosità è automatica. Sara Simoni con Segreti che sussurriamo alle ombre ci prova, e il risultato è un romanzo che ha molte cose interessanti da dire, pur non riuscendo a mantenersi sempre all'altezza delle sue premesse.

Lo sfondo storico: la Torino dell'Esposizione del 1898

Uno degli elementi che ho apprezzato di più è la scelta dell'ambientazione. La Torino di fine Ottocento è una città in fermento: l'Esposizione Generale Italiana del 1898 è un evento storico reale, organizzata al Parco del Valentino da aprile a ottobre per commemorare il cinquantesimo anniversario dello Statuto Albertino, con circa ottomila espositori e tre milioni e mezzo di visitatori. Simoni usa questo sfondo con intelligenza, restituendo l'atmosfera di una città che si proiettava verso il progresso mentre le sue ombre più antiche continuavano a sopravvivere nei vicoli e nelle case borghesi.

Ambientare un romanzo gotico con vampiri in questo contesto specifico è una scelta originale e ben riuscita: il contrasto tra l'entusiasmo modernista dell'esposizione e il gotico oscuro della storia funziona.

La storia e i personaggi

Clelia è una studentessa di medicina in un'epoca in cui una donna all'università viene guardata come un'anomalia da correggere. Intelligente, determinata, abituata a combattere ogni giorno contro il pregiudizio dei colleghi maschi e dei professori che la tollerano a malapena. Ma Clelia ha anche un segreto ben custodito: sua madre è un vampiro, e da anni lei si occupa di mascherare le tracce delle sue cacce, facendo sì che le morti vengano attribuite a cause naturali come il vaiolo.

Una sera, mentre torna da una paziente, viene aggredita. È la madre a salvarla. Ed è da questo momento che la storia si complica: Brandon, giornalista del Giornale delle Signorine, sta indagando sulle morti misteriose in città e si imbatte in un indizio lasciato per sbaglio da Clelia sulla scena dell'ultima vittima. Un anello. Un dettaglio che potrebbe portarlo dritto al segreto che Clelia protegge da sempre.

Il rapporto tra i due parte da una diffidenza reciproca molto ben costruita: lei cerca di depistarlo in tutti i modi, lui è abbastanza perspicace da non lasciarsi ingannare facilmente. L'evoluzione da avversari a alleati è uno dei punti più riusciti del romanzo, e si sente che Simoni sa come gestire la tensione tra i due personaggi nei momenti migliori.

Le tematiche sociali

Uno degli aspetti che ho trovato più interessanti è il modo in cui il romanzo intreccia la storia soprannaturale con una critica al patriarcato dell'epoca. Clelia è l'unica donna nel suo corso di medicina, e la resistenza che incontra ogni giorno è concreta, quotidiana, fatta di sguardi di sufficienza e commenti che la invitano a tornare al suo posto. Che sarebbe sposarsi, fare figli, smettere di disturbare.

Simoni non sbandiera questi temi in modo didattico ma li lascia emergere naturalmente attraverso le esperienze di Clelia, e questo rende il messaggio molto più efficace. La protagonista non è un simbolo ma una persona, e la sua lotta per esistere in spazi che non sono stati pensati per lei si sente in modo autentico.

Cosa funziona e cosa meno

Il romanzo ha una prima parte ben calibrata, in cui l'ambientazione e i personaggi si costruiscono con cura e la tensione tra Clelia e Brandon regge benissimo. Il gotico è presente, i vampiri sono trattati con una certa originalità e lo sfondo storico dà profondità alla storia.

Il problema arriva nella seconda parte, quando il romance prende sempre più spazio rispetto all'elemento gotico e thriller. Non che la storia tra Clelia e Brandon non funzioni, anzi, ma chi si avvicina a questo libro cercando horror gotico puro potrebbe restare deluso: l'atmosfera oscura e opprimente che caratterizza i momenti migliori del romanzo cede progressivamente il posto a dinamiche romantiche che, per quanto piacevoli, portano il libro verso territory diversi da quelli promessi.

Ci sono anche alcuni sviluppi legati alla madre di Clelia che introducono elementi inaspettati sulla sua storia, e un finale che, pur non avendomelo aspettato, tutto sommato ci sta nella logica della narrazione.

Sara Simoni: una voce da seguire

Nonostante le riserve, Segreti che sussurriamo alle ombre è un romanzo che si legge volentieri e che dimostra che Simoni ha una voce interessante nel panorama del fantasy italiano. La capacità di costruire un'ambientazione storica credibile, di gestire personaggi con sfumature reali e di intrecciare elementi soprannaturali con critica sociale è già presente e funziona. Ho intenzione di seguire il suo prossimo libro pubblicato sempre con il Castoro Off: voglio darle un'altra possibilità, perché il potenziale c'è.

In conclusione

Tre stelle e mezzo: un romanzo piacevole, ben ambientato e con personaggi riusciti, che però non riesce a mantenere fino in fondo l'equilibrio tra gotico e romance. Perfetto da leggere in autunno, quando l'atmosfera giusta fa già metà del lavoro. Non è il gothic horror puro che alcuni potrebbero cercare, ma è un buon esempio di fantasy storico italiano con una protagonista che vale la pena conoscere.



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